www.italia.it

Ma dico io, l’avete visto?
Lo staff? chi è quel designer?
Anche l’ultimo di un qualsivoglia master di infimo ordine in campo di design e information tecnology avrebbe fatto meglio.
contrasto, contenuti, organizzazione.
E poi flash. Inutilmente abusato.
Nulla da dire, [strong]italia.it[/b] si rivela come l’ennesimo flop.
Davvero non può esistere un sito istituzionale italiano che non sfiguri con quelli che sono i dettami del buon “webbare”?
Spero che il [strong]costo del logo di italia.it[/strong] pari a 10mila euro sia una voce impazzita (ma parecchio!) di corridoio.
Spero che italia.it sia uno scherzo. Una prova.
Spero che arrivino risate, sberleffi, ingiurie.. e magari qualche consiglio costruttivo affinchè la SMETTANO di sperperare denaro pubblico in queste inutili operazioni di facciata.
Si perche pare che italia.it sia costato 40 milioni di euro.
Ho sentito di siti venduti a pagina. Ma mai di siti venduti… a lettera!
Perche non è stato possibile realizzare un sito italiano che rispecchiasse l’italica creatività?
Sterile, scarno. Filmati flash inutili, invasivi. Fatti male. Del resto non dovevano essere fatti.
Struttura tabellare, codice enorme e ingiustificato.
L’aspetto SEO poi.. non parliamone. Totale assenza dell’abc per garantire, teoricamente, un degno posizionamento per italia.it qualora cittadini italiani e stranieri vadano a cercare ciò che contiene.
(Ma cosa contiene?)
E se manca l’abc (che poi son le regole base per avere un sito fruibile e snello) come stupirsi dell’assenza di un url rewriting decente (o quantomeno della presenza di cartelle con nomi astrusi, caratteri evitabili ecc)?
Da cani. Italia.it potebbe essere un portale cinofilo.
Potrebbe anche essere considerato un portale sullo stile italiano decente. Senza pretese, senza clamore.
Pagato 1500 euro, in nero, al cugino del farmacista di Rutelli.
Ma Rutelli, per italia.it, ha fatto suonare campane, strillato ai 4 venti “Ecco una bella finestra sull’italia”.
Peccato che la finestra si affacci su una discarica.
Fatta di resti dell’intrinseca attitudine allo spreco e alla vanagloria.

Davvero deluso.